
Non trovi lavoro? Inventane uno!
(dal sito de La Stampa del 4/12/2011)
È notizia di mercoledì, se di notizia si può parlare: la disoccupazione giovanile in Italia è stabile e su livelli altissimi, 29,2% secondo l'Istat. Il contesto economico non aiuta: l’eurozona nel suo complesso ha raggiunto il picco di disoccupati dalla sua nascita (10,3%), e il dato per l’intera forza lavoro italiana è dell’8,5%: il peggiore da un anno e mezzo ad oggi. La situazione dei giovani lavoratori italiani differisce sensibilmente da regione a regione. In vetta alla desolante classifica c'è la Basilicata, con il 42% di ragazzi disoccupati, a breve distanza seguono Campania, Sicilia e Sardegna (dati 2010). All’altro estremo troviamo il Trentino Alto Adige con un valore - il 10,1% - molto prossimo invece alla disoccupazione degli “adulti”. Queste statistiche rischiano però di trarre in inganno ed è verosimile che le situazione reale sia ancora peggiore: tanti degli occupati lo sono in realtà in maniera del tutto saltuaria o per programmi inseriti all’interno della loro formazione scolastica. Andrebbe poi aggiunta l’area grigia dei sottoccupati e degli inattivi disponibili che però hanno addirittura smesso di cercare un lavoro. Oltre a questo sono da considerare le distorsioni provocate dal sistema della cassa integrazione – unico nostro ammortizzatore sociale.
Se è quindi vero che grazie a questo dispositivo abbiamo tenuto relativamente bassa la disoccupazione complessiva, chiediamoci a che costo per il futuro. Stiamo tenendo in piedi industrie fuori mercato a spese dei più giovani che non vedono opportunità di entrata nel mercato del lavoro, e nemmeno beneficiano della tutela della Cassa Integrazione Guadagni. Si stima che meno di un decimo dei cassintegrati siano nella fascia 15-29 anni. Qualche speranza viene dalle parole del premier Monti, che nel suo discorso programmatico ha alluso a sgravi fiscali per i neoassunti, consapevoli però che potranno avere un qualche effetto benefico solo in un contesto di riforme di tutto il mercato del lavoro. Per completare il quadro va poi considerato lo stato drammatico in cui versa il sistema di formazione, sia scuole professionali, sia università. I laureati italiani sono pochi: in proporzione la metà di quelli danesi. E sono addirittura in diminuzione negli ultimi anni. Per non parlare poi del problema dei laureati in facoltà poco richieste dal mercato. I dati UnionCamere parlano chiaro: strano a dirsi, ma le professioni con più richiesta e meno offerta sono: farmacista, sviluppatora software, carpentiere e... tornitore!
(Federico Invernizzi)
Grande è meglio
Grande è meglio? Sembrerebbe di sì. Secondo uno studio della Fondazione Istud il 54% degli studenti italiani vorrebbe lavorare in una grande azienda italiana o in una multinazionale. Solo il 5,1% vorrebbe invece avviare un'attività imprenditoriale. Attrazione provinciale per le multinazionali che poi si concretizza in disoccupazione? Forse. È certo però che, con un mercato del lavoro fermo e molti neolaureati spaesati, la possibilità di “inventarsi un lavoro” (magari grazie a Internet) creandosi una professione o lanciando una startup è sempre più un'opportunità. Nel mercato statunitense, ad esempio, già l'anno scorso la Kauffman Foundation sosteneva che in tempi di crisi “Le nuove aziende offrono complessivamente tre milioni di nuovi posti di lavoro nel loro primo anno di vita, mentre quelle già esistenti ne perdono un milione all'anno”. E tornando a Internet: i dati di McKinsey, secondo cui Internet crea due posti di lavoro per ogni posto di lavoro che distrugge, sono molto incoraggianti. Quasi una pernacchia a chi pensa, e sono in molti, che fare la banda larga dia lavoro semplicemente a chi scava per stendere i cavi in fibra. A partire dall'ormai storico e miope "I soldi per la banda larga li daremo quando usciremo dalla crisi" pronunciato da Gianni Letta due anni fa. E invece no: la banda larga è quell'infrastruttura di base fondamentale che migliora la produttività oraria delle professioni già esistenti e permette a giovani e non di inventarsi mestieri prima semplicemente inconcepibili. Ecco due storie.
(Marco De Rossi)
Il generatore automatico di note legali
Ogni sito ha bisogno di una pagina di note legali. Il problema è che spesso si ricorre, per evitare costose consulenze di avvocati, a un poco efficiente copia e incolla da altri siti. Andrea Giannangelo, 22 anni, si è inventato un generatore automatico di note legali – tutto in inglese – che potenzialmente potrebbe essere utile a tutti i webmaster del mondo. Il sito, come la startup che ci sta dietro, si chiama Iubenda. A sostenere il suo progetto ci sono alcuni dei principali investitori italiani nel settore web: il fondo Quantica e dPixel. Cosa vuol dire per un ragazzo di ventidue anni verificare la mancanza di un servizio, decidere di diventare imprenditore per risolvere il problema in prima persona, e iniziare a gestire budget e flussi di cassa? “Vivere un'impresa significa lavorare di continuo, cancellare i sabato e le domenice, svegliarsi con i pensieri immutati di quando hai preso sonno. Vivere con intensità ed eccitazione, consumare ogni secondo per qualcosa di grande, godere di libertà”. E se chiedete ad Andrea perché un ragazzo dovrebbe inventarsi il proprio lavoro aprendo una startup, invece che cercarlo con sistemi convenzionali, la risposta è “Perché è divertente. Perché là fuori c'è il deserto. Perché se qualcun altro crea il tuo futuro, difficilmente quel futuro ti piacerà”. (Mdr)
L’Odissea delle nuove startup
Aprire una startup, a Milano nel 2011, è un'Odissea. Bisogna prima chiedere la posizione IVA o aprire l'email certificata? È nato prima l'uovo o la gallina? Notaio e commercialista si rimbalzano responsabilità con frasi esotiche. Se poi vai nell'ufficio per le aziende di Poste Italiane, trovi persone che non distinguono Partita IVA e iscrizione alla Camera di Commercio. Vai all'INPS e quando, tra labirinti, bolge e gironi, per sbaglio trovi l'ufficio giusto, scopri che anche se l'amministratore dell'azienda lavora gratis, come tipico nelle startup, deve comunque pagare i contributi pensionistici come se guadagnasse 14000 euro all'anno. Altro che la tassazione progressiva di cui parla la Costituzione! Le banche, per darti una carta di credito, vogliono in garanzia otto litri di sangue. All'INAIL incontri una funzionaria iettatrice che urla “Rischio elettrico! Lei che lavora con Internet prenderà la scossa!”. E alla fine di questa Odissea non c'è né Penelope né una notte d'amore: c'è solo la consapevolezza che – dopo tutte le tasse sul lavoro che hai già pagato durante l'anno – ti conviene chiudere in pareggio perché altrimenti, tra IRES sugli utili e tassazione sui dividendi dell'azionista, la metà dei guadagni va in tasse per pagare gli interessi di un debito pubblico emesso 30 anni fa per finanziare una spesa pubblica di cui non hai mai goduto. (Mdr)
La disoccupazione sul web
Su disoccupatisullavoro.blogspot.com ci si scambia storie di disoccupazione. Gli autori del blog si definiscono “giovani lavoratori fancazzisti, alcuni di essi studiano perché annoiati dal lavoro, altri lavorano ma non vorrebbero”.
Su fugadeitalenti.wordpress.com si lancia un “Manifesto degli Espatriati“, che condensa in dieci punti i motivi che portano centinaia di migliaia di giovani qualificati a lasciare il Paese.
Su www.italiansinfuga.com racconti e storie di chi per trovare lavoro ha lasciato l'Italia e ce l'ha fatta.
A cura di lucrezia giacomini

